giovedì, maggio 08, 2008

Relazioni a distanza

Per chi ha provato la frustrante e il 99% delle volte fallimentare esperienza di una vivere relazione a distanza con una ragazza/o sa di cosa parlo. Il ritrovarsi dopo settimane o mesi non è una sensazione piacevole. C'è molta incertezza, in parte angoscia di non riconoscersi, paura di scoprire che la persona che avevamo in mente in questo periodo non è quella reale, che è cambiata. O di scoprire che nel frattempo siamo cambiati noi. Quando ci si ritrova davanti la persona, il primo abbraccio è forzatamente intenso. Quasi a cercare di spremere tutto il possibile da quel contatto. Per cancellare i dubbi in un gesto. Per ritrovarsi. Questa sensazione dura normalmente poche ore, poi i meccanismi arrugginiti vengono oliati dalle chiacchiere inutili, dal "e allora come va?", dalla quotidianità che lentamente si ricostruisce. L'imbarazzo viene sostituito da una bellissima serenità e dall'intensità solo chi sa che il tempo a disposizione è poco può permettersi.
Sabato torno in Italia. Torno a casa. Il tempo a disposizione è poco. Dieci giorni, di cui 3 occupati da una conferenza accademica a Venezia. Ma sarà un po' come ritrovarsi. La mia controparte sono i passati 22 anni della mia vita, dai quali a scadenze regolari e purtroppo sempre più lunghe mi stacco. Una relazione a distanza, ma pur sempre una relazione. Fatta di arrivi e partenze, attese in sale d'aspetto di aeroporti a chiedersi quando sarà la prossima volta che ci si rivede. Ma con il bisogno di ripartire. Il tempo è poco e spero di rivedervi almeno per un paio d'ore. Ormai ho imparato a cogliere la bellezza che esiste in questi incontri troppo corti. La frustrazione per la mancanza di maggior tempo per ritrovarsi è quasi minore della consapevolezza del privilegio che viene dal non avere tempo. Chi non ha tempo non può permettersi il tempo per mentire.

Rivoluzione domestica

E' iniziato l'ultimo quadrimestre, finiti i corsi, iniziati di nuovi, i bar hanno aperto le loro terrazze all'aperto, e ci si dimentica che fino a un mese fa la neve era ancora ovunque. Due importanti novità hanno rivoluzionato la mia vita domestica.
Primo: abbiamo un gatto in casa. Non fa che lamentarsi, è scorbutico, e poco socievole, ma visto il mio bisogno di attenzione è una piacevole innovazione della vita domestica.
Secondo: abbiamo donne! Il cinese, l'iraqeno, e i due canadesi che abitavano con me se ne sono andati. James, l'informatico canadese si è trasferito a Seattle dove lavora per Bill Gates e la Microsoft. Aseel, l'iraqeno invece sta cercando di ritardare il più possibile la fine dei suoi studi per ritardare anche la scadenza del visto. Gli ho chiesto quali paesi lo avrebbero accolto con il suo passaporto iracheno e dove sarebbe potuto andare. Risposta: Iraq. Alternative? Siria... mmm... continua a far finta di studiare allora. Ma tornando all'argomento principale, le loro camere sono state riempite da Alexa (una amica che già conoscevo), Hellen, e un ragazzo canadese di cui non ho ancora capito il nome. MOrale della favola. Prima eravamo 6 maschi e 0 donne. Di questi 6, 4 erano ingegneri e 4 fondamentalisti cattolici - l'unica eccezione eravamo io e il Cinese, Dio benedica l'ateismo di stato in Cina. Ora siamo 3 ragazzi e due ragazze. Un solo fondamentalista cattolico (il padrone di casa, non possiamo sfrattarlo), e 3 alcolizzati, visto che i 3 nuovi ingressi lavorano tutti in un pub carino qui vicino a casa mia. All'improvviso questo posto è diventato molto più piacevole. Anticipo le richieste dicendo che non metterò foto su questo blog delle due ragazze, ma sono entrambe molto piacenti e molto fidanzate.
Ho anche iniziato la faticose ricerca di un appartamento in cui trasferirmi con il mio amici Jason a settembre. La ricerca è iniziata in un pomeriggio caldo. Due 23enni a zonzo per il centro di Waterloo con le loro biciclette per ore, via per via, fermandosi a tutti i cartelli Affittasi, post-it attaccati al manubrio della bici con i numeri di telefono, e una fortissima sensazione di essere come 11enni che ammazzano le giornate afose girando a vuoto in bicicletta per la loro città di provincia. Mancano le carte da gioco tra i raggi della bicicletta a simulare il rumore di una moto. Ma rimane la stessa spavalderia di chi si sente il padrone della strada.