Diario della crisi, Parte 5 – Quando il sangue smette di scorrere nelle vene


Il fallimento dei due fondi di investimento di Bearn Stearns ha aperto gli occhi su quello che stava succedendo nel mercato immobiliare e nel mercato delle mortgage-backed Securities. Immediatamente, la liquidità in questi mercati è scomparsa, il che vuol dire che nessuno era più disposto a comprare questi titoli, il cui valore è ulteriormente crollata. La maggior parte era nelle mani dei maggiori istituti finanziari americani, che negli ultimi anni si erano buttati a capofitto in questo mercato in cerca di guadagni più alti e sottovalutando nettamente il rischio. Enormi buchi sono comparsi nei bilanci delle maggiori banche al mondo, che da settembre 2007 hanno cominciato ad annunciare perdite inaspettate. Inoltre, questi buchi continuano ad allargarsi, visto che il prezzo delle case continua a scendere (punta della piramide), causando così un crollo continuo nel prezzo di questi titoli (base della piramide)
La fiducia è una risorsa fondamentale nei mercati finanziari. Ma all’improvviso da settembre 2007 questa è diventata un bene prezioso. Banche sono diventate restie a prestarsi soldi tra di loro non sapendo bene quale fosse la reale situazione dei loro bilanci. Questo ha portato molte banche sull’orlo del baratro. Le maggiori banche internazionali sono altamente indebitate. Questo è normale per una banca. Ma mentre la vostra Cassa di Risparmio si indebita nei confronti del propri risparmiatori, accettando i loro depositi, le banche d’affari non hanno sportelli e raccolgono il capitale di cui hanno bisogno per finanziare le proprie operazioni dai mercati finanziari. Negli ultimi anni, le banche hanno aumentato la quantità di denaro preso in prestito in modo da poter incrementare le loro operazioni, e i loro profitti. Mentre nel 1980, l’indebitamento del settore finanziario americano era pari al 21% del prodotto interno lordo americano, nel 2007 questa percentuale era quasi 6 volte più grande (116%). Ma all’improvviso il sangue ha smesso di scorrere perché le banche non si fidano a prestare i propri soldi in un periodo in cui i propri bilanci sono colpiti da perdite generate dai loro investimenti in mortgage-backed Securities, in cui non avevano alcuna certezza dello stato di salute degli altri istituti finanziari a cui avrebbero dovuto prestare i soldi. La crisi generata nel mercato immobiliare si è trasformata in un “credit crunch”, una “stretta del credito”. Molte banche si sono trovate in estremo bisogno di credito. Sono arrivati in soccorso come cavalieri bianchi alcuni “sovereign wealth fund”, fondi di investimento controllati da governi asiatici e mediorientali. Fondi controllati dai governi di Abu Dhabi, Singapore, e cinese hanno investito miliardi di dollari nelle banche americane. Ma i loro investimenti si sono rivelati fallimentari, visto che le azioni delle banche in cui avevano investito continuavano a crollare.
Le banche centrali di tutto il mondo hanno provato a porre dei rimedi, iniettando liquidità, cioè denaro, nei mercati. Trasfusioni di sangue per riportare la normalità nel sistema venoso prima che il sangue cominciasse a scarseggiare anche agli organi, l’economia reale, le aziende, le persone che devono chiedere un prestito. Le trasfusioni sono continuate per un anno. Evitando che il sistema venoso ormai intasato dalle tossine e dalla mancanza di fiducia collassasse. Ma una trasfusione non è un antibiotico, e non può ripulire il corpo dalle tossine.
A gennaio il primo grande scossone alla faccia di Wall Street. Bearn Stearns una delle 5 “investment bank” (banca d’affari) americane è stata salvata sull’orlo del fallimento dalla Federal Reserve, che ha favorito la sua acquisizione da parte di un’altra banca (JP Morgan). Dopo il salvataggio di Bearn Stearns molti hanno tirato un sospiro di sollievo, e io mi sono fatto convincere da quelli che dicevano che il peggio era passato. Perché il peggio doveva essere alle spalle? Perché il governo americano (in verità la Banca centrale) si era impegnata a usare denaro pubblico per salvare una banca in difficoltà. Era un segnale che non ci sarebbe stata una nuova crisi del 1929, quando il governo di Hoover e la Federal Reserve non erano corse in soccorso del sistema bancario che stava crollando.
Ma ci eravamo sbagliati. La crisi di fiducia è peggiorata con il peggiorare dei buchi nel bilancio delle banche. Fino a Settembre 2008, quando tutto è diventato irreale. Prima il governo americano ha dovuto nazionalizzare Freddie Mac e Fannie Mae. I nomi fanno ridere, ma non sono altro che acronimi dati a due istituti finanziari semi-pubblici che fornivano un’assicurazione o compravano mutui originati dalle banche americane. Sotto il peso del crollo del valore dei mutui che avevano assicurato, Freddie e Fannie sono arrivati sull’orlo del tracollo, prima di essere de facto nazionalizzati dal governo americano. Una nazionalizzazione di dimensioni epocali, visto che il loro valore raggiunge i cinquemila miliardi di dollari. Tutta la ricchezza prodotta in Italia in 5 anni. Cosa ha spinto il governo americano a questo passo? Freddie e Fannie non potevano essere fatti fallire. In parte perché, assicurando la maggior parte dei mutui americani, rendevano più agile alle famiglie indebitate il pagamento della rata. Ma un altro motivo sta nel fatto che il maggiore creditore di Freddie e Fannie è il governo cinese, che negli anni ha usato parte delle riserve valutarie della propria banca centrale per comprare titoli che considerava sicuri come l’oro, o come l’oro del XX secolo, cioè i titoli del tesoro americano. Un fallimento di Freddie e Fannie avrebbe provocato perdite ingenti per il governo cinese e altri paesi est-asiatici, e la reazione sarebbe potuta essere drammatica per il sistema finanziario.
Pochi giorni dopo Freddie e Fannie, è stato il turno di Lehman Brothers, una tra le maggiori banche americane. Fondata nel 1850, aveva superato una guerra civile, due guerre mondiali, la grande depressione, il Lunedì Nero del 1989, ma non questa crisi. A differenza di Bearn Stearns, il Tesoro americano non è intervenuto in soccorso di Lehman, in parte per lanciare un chiaro messaggio: non useremo i soldi dei cittadini per salvare banche che sono in difficoltà a causa dei propri errori.
Ma nel XXI secolo spesso questa scelta è un lusso che non ci si può permettere. Gli ultimi decenni hanno visto la nascita di banche e istituti finanziari che sono “too big to fail”, visto che la loro caduta avrebbe ripercussioni su altri istituti finanziari. Il fallimento di Lehman, pochi mesi dopo Bearn Stearns ha provocato il panico nei mercati. Investitori si sono cominciati a chiedere: chi sarà il prossimo a non farcela? Le puntate sono andate su un’altra banca storica, Merril Lynch, che è stata salvata tramite una fusione con Bank of America. Il giorno dopo il Tesoro è dovuto intervenire in soccorso di AIG, il più grande colosso assicurativo al mondo, sborsando 80 miliardi di dollari. Morgan Stanley e Goldman Sachs, le uniche due banche d’affari sopravvissute alla crisi, hanno deciso di trasformarsi in banche commerciali (cioè di accettare depositi), in modo da poter accedere a fondi di emergenza da parte della Federal REserve.
E per provare a mettere la parola fine su una discesa che sembra non avere fondo, il Tesoro americano ha deciso di fare un regalo a Wall Street: un assegno da 700 miliardi di dollari.

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