Day 1 - Out of Toronto
Martedì 22, 9:46 Ogni volta che devo partire la mia mente passa ossessivamente in rassegna tutte le cose che possono andare storte ancora prima di partire. La mia sveglia non suona e perdo il taxi alla mattina. Il treno è in ritardo e perdo la coincidenza. Arrivato alla stazione, il controllore mi fa notare che la mia prenotazione è per il 22 aprile 2009… questa volta però nulla di questo è successo. Sono sul treno finalmente. Poche persone per fortuna, ma una compagna di viaggio, Diana, una ragazzina spagnola sovraeccitata e logorroica, ma che mi ricorderà che ogni tanto tenere contatti con altri esseri umani è indispensabile.
Dietro alla mia carrozza vi è una carrozza panoramica, sopraelevata e il cui tetto è trasparente. Sono in testa al treno e un paio di carrozze di fronte a me riesco a vedere la locomotrice districarsi come un verme nelle non so per quale motivo curvilinee linee del più-che-piatto Ontario. Dalla mia postazione è possibile fare qualcosa che normalmente è vietato fare su qualsiasi treno: guardare avanti. Sembra quasi di essere il conducente del treno. Ho preso possesso di un tavolino e ne ho fatto il mio ufficio.
Lo speaker nell’interfono annuncia con una voce stridula che durante il viaggio renderà puntualmente conto delle meraviglie da osservare, a cominciare dalla prima, dietro la curva. Ladies and Gentlemen, prestate attenzione a quell’uomo che da vent’anni tutte le volte che passa questo treno esce di casa a salutare i passeggeri. Eccolo, ladies and gentlemen, salutatelo anche voi…. Nel frattempo usciamo lentamente dall’area urbana di Toronto, dove la classe media canadese vive in villettine monofamiliari, color mattone, garage sul fronte della casa, auto parcheggiata nel vialetto, e barbeque pronto in vista… ancora 45000 km all’arrivo. Nelle cuffie: Jeff Buckley – Last Goodbye
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