Discorso alla nazione
Ieri sera vi è finalmente stata alla LSE l'attesissima lezione di Giorgio Napolitano, nonno d'Italia, nonchè Presidente della Repubblica. Comunità italiana e italiota di Londra tutta presente. Numerosi diplomatici, Vari banchieri (seduto a me vi era un tipo che mi ha supito affibiato il suo biglietto da visita, in quanto ex-alunno della LSE nel 73, e ora assicuratore per i Lloyds di Londra). Qualche giornalista di spicco (la rossa del TG2, moglie di Luca Giurato, MArcello Sorgi, il quirinalista del TG1). Insomma non un bel clima. Però l'Italia ha preso possesso della LSE per un giorno.
Sul discorso di Napolitano poco da dire. I soliti discorsi sull'importanza dell'Europa nel garantire la pace e la giustizia nel mondo. Un presidente non può dire altro e non lo biasimo. Ma divertentissimo era il suo inglese. Leggeva il discorso da un quadernetto, in cui forse le parole erano state scritte secondo la pronucia (tipo "ai em very eppi tu bi ir). La pronucia era buona, però leggeva senza ritmo, come se non capisse nulla di quello che diceva (cosa probabilmente non vera, visto che ha un passato internazionale abbastanza lungo, ed è stato Parlamentare europeo).
Dopo il discorso, durato 45 minuti, si è tenuto un ricevimento privato, nel piano nobile della LSE. Naturalmente il mio biglietto scalcinato da studente non mi garantiva l'accesso.
Da segnalare però che il giorno dopo, cioè oggi, nello stesso salone si è tenuto il party di ricevimento che la LSE ha offerto agli studenti del Dipartimento di Relazioni internazionali (il mio). Ora capisco dove vanno le tasse d'iscrizione che ho pagato. In vino. Per me, e per Napolitano. Alla fine, vi erano un centinaio di studenti e professori, completamente ubriachi di pessimo vino rosso LSE (non scherzo, sull'etichetta c'era il marchio dell'università), a gettarsi sulle ultime tartine rimaste sui tavoli. Momenti indimenticabili!
Effettivamente sono ancora un po' brillo.
P.S. la cosa che mi ha emozionato del discorso di Napolitano è stato però quando all'inizio ha ricordato della sua amicizia con Piero Sraffa. Ora, immagino nessuno conosca Piero Sraffa. In effetti non lo conscevo neanch'io fino a quest'estate, ma la sua biografia mi ha emozionato. Economista, marxista, anti-fascista, torinese. Ma soprattutto una persona che ha lasciato un segno in tre delle più belle menti del XX secolo: Keynes, Wittgestein e Antonio Gramsci. Quelle persone che rimangono sullo sfondo. Che non abbagliano, ma fanno tanta luce. Non mi dilungo, perchè aggiungerei ulteriore noia a quella presente negli ultimi post.
3 Comments:
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bravo peio!
Spero che gli allenamenti alla strega con i macchiati x l'aperitivo ti sian serviti li alla lse...
ah ti sei ricordato di gridare al Presidente un ALLANIMAICHITENNANZ! da parte mia, spero..
Mi dispiace ma mi sono dimenticato. Appena lo rivedo, glielo urlo dietro.
Da notare che ci stava per scappare una crisi diplomatica con la Russia, quando Napolitano, rispondendo a una domanda di una studentessa, ha dichiarato che l'Europa dovrebbe agire attivamente nelle crisi tra la Russia e la Georgia, e in Cecenia. Spero non ci fossero membri del KGB nella sala, altrimenti domani abbiamo i carri armati al confine di Trieste.
Se anche fosse così, comunque, probabilmente ci metterebbero una settimana per superare l'ingorgo autostradale alla barriera di Mestre, quindi per un po di giorni in terra padana non ci arrivano.
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