Day 2 - Manitoba
Mercoledì 23, Ore 21:24.
Ci sono volute 36 ore per uscire dalla provincia dell’Ontario ed entrare in Manitoba. Il paesaggio è mutato radicalmente. Sono finiti i boschi che hanno accompagnato ininterrottamente il treno nelle ultime 24 ore, così come i laghi e siamo entrati nelle “prairies”, le praterie, un granaio immenso che percorreremo per più di 2000 km fino a raggiungere le Montagne Rocciose. Lo scenario si è appiattito e tutto è diventato terribilmente simile a qualcosa di conosciuto: la Pianura Padana. Ma le distanze tra gli insediamenti umani sono dilatati all’infinito. Il panorama è dominato da file lunghissime di tralicci della corrente, che si sforzano l’energia da una fattoria all’altra, appezzamenti di terreno chilometrici, e filari di piante a delimitare gli appezzamenti. In tutto questo, il treno ha finalmente preso velocità, dopo essersi scrollato il torpore che aveva segnato le prime 36 ore di viaggio.
Piccola sosta nella stazione di Winnipeg, capitale della provincia di Manitoba, da cui riesco stranamente a collegarmi a internet e scoprire che in Italia Berlusconi è ancora lì che si appresta a salire al Quirinale… mi sento rassicurato, è tutto come nel 1994 quando ero bambino.
Al ritorno sul treno comincio a conoscere meglio le persone che mi accompagnano in questo viaggio. Seduto di fronte a me un uomo inglese con un forte accento del nord beve una birra. Mi dice che è un giardiniere, sta andando a Vancouver per lavoro, come ogni anno, ma questa volta non ha voluto arrivarci in aereo, bensì in treno. Vive nel Lake District, piccola e meravigliosa regione inglese al confine con la Scozia, in cui mi ero andato un paio di anni fa, nei miei giorni di Manchester. Mi dice che anche lui sta facendo un dottorato in botanica all’università di Durham. La sua ricerca consiste nel trovare un modo per “dare i nomi alle piante”. Dice che con la sperimentazione genetica e le continue scoperte scientifiche, ormai i nomi che vengono dati alle piante non sono più comprensibili, sono troppi, troppo complicati. La sua ricerca è dare un ordine a questo caos. Non so se sta inventando questa storia, ma sembra competente. Comunque sia, è un personaggio affascinante, che mi ricorda un personaggio di un libro di Baricco, che si reca tutti i giorni in spiaggia per misurare con precisione il punto in cui finisce il mare. Glielo dico, la storia gli piace, e ci ride sopra filosofeggiando un po’ su cosa volessi dire.
La ragazza spagnola mi ha accompagnato in questi due giorni. E’ petulante, ride e sorride troppo, fischietta istericamente simulando il canto di un uccellino, e mi segue come un’ombra, forse perché l’ho presa sotto la sua custodia. Ma tutto sommato la sua compagnia mi fa piacere. Al ritorno sul treno si apre in un racconto di perché sta viaggiando ad ovest da Montreal, città in cui abita temporaneamente. Dice che sta viaggiando ad ovest per dimenticare una delusione d’amore, un tale Simon, ragazzo quebequois che già mi immagino con i capelli rossi, e le lentiggini. Lei lo ha rifiutato per un anno, poi se ne innamora, però lui adesso si tira indietro, e lei ora deve decidere se tornare in Spagna dalla sua famiglia conservatrice o lasciare tutto e rimanere in Canada per lui, ma lui non da segni, ma lei… insomma, storia da romanzo rosa di seconda categoria, ma appunto per questo molto realistica. Adesso mi sta molto più simpatica, e umana. Penso che abbandonerò tutti i miei fantastici pregiudizi a cui tenevo così tanto.
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